Verso la chiusura per Millano Bresso LIMB

Atterrando per la pista 18 di Bresso, sono piacevolmente sorpreso nel vedere acceso il nuovo PAPI (Precision Approach Position Indicator), che mi aiuta nell’atterraggio su una pista dove svettano, nuovi di zecca, i cinesini illuminati a norma ICAO. Rullo fino al piazzale, enorme ed appena ripavimentato, di fronte ai famosi hangar completamente ricostruiti ed ammodernati: sono i risultati dei 3 e passa milioni stanziati da ENAC per la riqualificazione di quello che dovrebbe essere il terminal General Aviation per l’EXPO di Milano. Fantastico. Qui è di casa l’Aero Club Milano, il più importante sodalizio italiano, più di 400 soci, 26 aeroplani, nel 2011 più di 9000 ore volate e 100 allievi piloti (un quinto del totale italiano), tre quarti dei quali futuri piloti commerciali, la futura linfa del nostro trasporto aereo. A distanza di un mese, tutto questo è stato distrutto. In previsione della visita papale a Milano, che culminerà con una messa al campo di Bresso il 2 giugno, il campo è stato chiuso e messo a disposizione di una fantomatica “Fondazione”. Fermato l’Aero Club, bloccati gli aeroplani negli hangar, lasciati a casa i 26 dipendenti, insomma bloccato tutto. Sulla pista appena rifatta andrà un palco, le luci ed il PAPI serviranno da stand per gli hot dogs, e non si sa chi e se pagherà qualcosa. Il direttore ENAC di Linate si trincera dietro un «è stato il Demanio, chiedetelo a loro», e ha serenamente anticipato la chiusura del campo, con un giorno (dicesi un giorno) di preavviso, già dal 26 aprile, bloccando quindi anche i due ponti del 25 aprile e 1 maggio, nei quali molti avevano già pianificato di volare. I lavori dureranno due mesi (diconsi due mesi!), poi si vedrà. Intanto il campo è stato chiuso, con molti aeroplani bloccati dentro (anche quelli che pagano la “tassa sul lusso”).
L’anno scorso il Papa è andato a Madrid, dove sull’aeroporto di Cuatro Vientos si è tenuto un raduno mondiale di giovani, che ha richiamato più di un milione di persone. Ma gli spagnoli (gli spagnoli, non gli svizzeri…) hanno chiuso il campo per sole due settimane, imponendo un serrato programma ai lavori e minimizzando l’impatto su un servizio pubblico essenziale, come è un aeroporto (almeno per i Paesi seri: da noi sono più importanti i circenses). Nessun programma dei lavori, nessun vincolo di tempo, nessuna attenzione a chi, come l’Aero Club Milano, si sobbarcherà un danno che potrebbe essere esiziale (in maggio e giugno si vola per il 35% del totale annuo, grazie alle giornate lunghe). E gli allievi della scuola di volo? Si arrangino, stiano a casa per due mesi (o più) e non rompano, anche se scadranno le loro abilitazioni e se dovranno posporre i loro esami per molti mesi. E i dipendenti, istruttori, tecnici? Peggio per loro, vadano a fare un mestiere più serio.
Ma del resto, a chi serve un’aviazione?

di Giulio Valdonio

Add a Comment